Agricoltura: il primario non delude. E'record nelle esportazioni Export Typical Italian Products, Prodotti Tipici Italiani

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Agricoltura: il primario non delude. E'record nelle esportazioni

Categoria: Trade Statistics e Notizie economiche - Venerdì, 17 Ottobre 2014

 

L'ultimo Rapporto Inea sul sistema agroalimentare registra un export pari a 33,6 miliardi di euro, una produzione agricola 2013 sui 55 miliardi di euro e un valore aggiunto che ha raggiunto il valore di 30 miliardi di euro

Il settore primario, nonostante il perdurare della crisi, non delude anche in rapporto agli altri comparti produttivi. A testimoniarlo è l’ultimo Rapporto sullo Stato dell’Agricoltura dell’ Istituto Nazionale di Economia Agraria (Inea): il Valore Aggiunto agricolo è in crescita nel 2013 dello 0,3%, il trend positivo delle esportazioni (+4.7%) che in parte attenua la compressione della domanda aggregata interna sia sul versante dei consumi (-3,1%) che degli investimenti (-4.7%). In questo scenario, il Rapporto - si legge in una nota - analizza in dettaglio le scelte nazionali relative all’applicazione della riforma della Pac per il periodo 2014-2020.

Si ricorda in particolare che il 2013 ha rappresentato un anno di recessione per l’economia nazionale, con una riduzione del Prodotto Interno Lordo del 1,9% (in prezzi costanti) rispetto al 2012. Nel 2013 si conferma- spiegano i ricercatori Inea- il ruolo anticiclico del settore agricolo, visto che ha mostrato una sostanziale stabilità della produzione e una leggera crescita, come detto, del valore aggiunto agricolo ai prezzi di base (+0,3%). Tale risultato è da attribuire ad un minore impiego di consumi intermedi (-1,3%) rispetto al 2012. Dal 2008, i consumi intermedi impiegati in agricoltura sono diminuiti in termini reali dell’1,0% in media annua: in linea con la variazione della produzione agricola pari a -0,9%.
In termini monetari la produzione agricola nel 2013 si è attestata sui 55 miliardi di Euro, mentre il valore aggiunto ha raggiunto il valore di 30 miliardi di Euro.

Il valore aggiunto dell’industria alimentare nel 2013 è stato quasi 27 miliardi di Euro, con una contrazione in termini reali dell’1,5%. Nel complesso, il valore aggiunto dell’industria alimentare ha rappresentato, nel 2013, il 12% dell’industria manifatturiera e l’8% del totale del settore industriale.
Come nel 2012 anche nel 2013, le esportazioni continuano ad essere il maggiore traino dell’agro-alimentare, ma a differenza del 2012, anche le importazioni mostrano un sensibile incremento, a testimonianza di una maggiore integrazione internazionale dell’intero sistema agroalimenatre italiano ma anche di una maggiore dipendenza dall’estero per l’acquisto di materie prime e beni intermedi.

Analogamente, al 2012, segnali molto preoccupanti provengono dalla componente della domanda, con le contrazioni, in termini reali, dei consumi alimentari e degli investimenti fissi lordi per il settore.

Gli scambi commerciali
Il 2013 conferma l’importanza delle esportazioni agro-alimentari, che hanno raggiunto il valore di 33,6 miliardi di Euro, con una costante e continua crescita del loro peso sul complesso delle esportazioni del nostro Paese (dal 7,3% del 2008 all’8,6% del 2013). Anche nel 2013 migliora il saldo normalizzato che già nel 2012 aveva registrato un certo rafforzamento. Rispetto alla composizione delle esportazioni agro-alimentari, cresce in modo sistematico, anche nel 2013, il peso del Made in Italy trasformato , ovvero quello prodotto ed esportato dall’industria di trasformazione alimentare.

I consumi alimentari
La domanda di prodotti alimentari negli ultimi anni ha subìto sostanziali ridimensionamenti, che in parte spiegano la diminuzione del valore aggiunto alimentare e la stagnazione di quello agricolo. I consumi di prodotti alimentari che nel 2013 si sono attestati su un valore di 138 miliardi di Euro, hanno registrato una perdita pari a 3,1% rispetto al 2012, confermando il trend negativo riscontrato nel 2011 e 2012.

Il credito e gli investimenti
Nel 2013 gli investimenti fissi lordi in agricoltura si sono contratti del 4,7% cumulando una flessione di quasi il 15% nel complesso dell’ultimo triennio. Rispetto al 2012 si è registrata una contrazione dei volumi degli investimenti per coltivazioni e allevamenti (-6,1%), per impianti e macchinari (-6,3%), per fabbricati non residenziali e altre opere (– 7,8%), per costruzioni (-6,7%), per abitazioni (-6,2%); unica eccezione si è verificata per i mezzi di trasporto (+12,9%).

I finanziamenti bancari all’agricoltura silvicoltura e pesca hanno raggiunto a dicembre 2013 una consistenza di 44,1 miliardi di Euro, con un’incidenza dei finanziamenti agricoli sul totale dell’economia pari a 4,9%. Gli impieghi per il settore agricoltura hanno registrato nel 2013 una leggera diminuzione sul 2012 (-0,3%) diversamente da quelli delle imprese con una flessione più cospicua (-5,5%).

Si registra inoltre un progressivo peggioramento della qualità del credito per il settore agricolo (11,3%) che tuttavia è minore rispetto a quello per le attività economiche in generale (14,7%).

La demografia delle imprese
Le informazioni dell’analisi statistica sulla nati-mortalità delle imprese condotta da Infocamere indicano che nel 2013 le imprese appartenenti al settore agricolo sono diminuite di 29.797 (-3,6%). Le imprese attive del settore agricoltura, silvicoltura e pesca iscritte a fine 2013 negli archivi delle Camere di Commercio ammontano a più di 775 mila pari al 13% del totale e al 48% circa di 1,6 milioni di aziende agricole censite nel 6° Censimento dell’agricoltura italiana. La stessa fonte informativa indica che le imprese attive dell’industria alimentare hanno, invece registrato un lieve incremento (+1%) nel 2013 rispetto al 2012, in contro tendenza rispetto al resto dei settori (-1% di imprese attive nel 2013).

L’occupazione
Anche nel 2013 si è verificata una perdita di occupazione nel settore agricolo che ha registrato, rispetto al 2012, una riduzione del 4,1%. Il settore conta 814 mila occupati di cui 230 mila sono di sesso femminile (fonte: Indagine sulle Forze Lavoro dell’Istat). La dinamica occupazionale osservata in un arco temporale di medio periodo evidenzia che dal 2003 le unità lavorative si sono ridotte del 16% circa, ma dal 2010 il ritmo è stato più accentuato mettendo in luce le particolarità e il modo in cui il settore agricolo sta reagendo alla congiuntura negativa. Rimane alto il tasso di lavoro irregolare in agricoltura che per il 2013 è stato stimato al 21% delle unità di lavoro.

L’industria alimentare, delle bevande e del tabacco ha impiegato, nel 2013, 419 mila unità di lavoro con una diminuzione dell’1,0% rispetto al 2012, e un’incidenza del 10,6% sul totale delle unità lavorative dell’industria manifatturiera.

La Politica Agricola Comunitaria
Dopo l’approvazione del Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020 (Qfp) e della riforma del quadro normativo della Politica Agricola Comune (Pac), sono state declinate a livello nazionale le numerose opzioni applicative delegate ai singoli paesi. Queste vanno lette alla luce degli obiettivi generali della Riforma e rispetto alle peculiarità del sistema agricolo e agroalimentare del paese, a cui le scelte nazionali cercano di dare risposta e fornire un sostegno efficace.
Gli obiettivi generali della Riforma, che attengono alla sfera della competitività, della sostenibilità e del riequilibrio territoriale, sono stati declinati al livello nazionale dando particolare enfasi ad un processo di transizione non traumatica e al mantenimento dei livelli di reddito, al riequilibrio territoriale attraverso un maggiore peso delle aree montane e svantaggiate, al supporto a settori in crisi e in particolare alla zootecnia, alla sostenibilità, alla qualità e alla salubrità dei prodotti alimentari, all’avvio di modelli di semplificazione e di governance.

I meccanismi di attuazione delle scelte sul primo pilastro entreranno in vigore dal 2015. Per quel che concerne lo sviluppo rurale accanto ai programmi di sviluppo rurale di carattere regionale, presentati nella maggior parte dei casi a fine Luglio, è stato messo a punto un programma nazionale organizzato su tre linee d’azione: la gestione del rischio in agricoltura (assicurazioni agevolate; fondi di mutualizzazione e stabilizzazione del reddito), la gestione delle risorse idriche e la biodiversità.

Fonte: Agroalimentare News

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