Ristorazione veloce e street food la nuova frontiera delle Dop e Igp Export Typical Italian Products, Prodotti Tipici Italiani

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Ristorazione veloce e street food la nuova frontiera delle Dop e Igp

Categoria: Trade Statistics e Notizie economiche - Giovedì, 18 Dicembre 2014

 

L’ipotesi di un maggior utilizzo del canale distributivo è stata formulata dal Direttore di Qualivita Mauro Rosati nel corso della presentazione del rapporto di settore. L’Italia mantiene il primato delle denominazioni. Export in crescita del 5%

Sono il Grana Padano Dop, il Parmigiano Reggiano Dop e la Mela Alto Adige Igp i prodotti top delle denominazioni di origine nel 2014. La classifica è elaborata dalla Fondazione Qualivita che ha analizzato le performance economiche dei prodotti italiani a denominazione. Numeri alla mano il Grana Padano ha totalizzato 885 milioni di euro di fatturato alla produzione nazionale, 1,5 miliardi al consumo, 530 milioni all’export. Il Parmigiano Reggiano, medaglia d’argento, ha registrato 809 milioni di fatturato, 1,5 miliardi al consumo, 460 milioni di export. Alla Mela Alto Adige Igp invece è stato assegnato un terzo posto sulla fiducia e sulla base di un 61% di quantità esportata. Globalmente il giro d’affari è pari al 52% per i primi tre prodotti a denominazione, mentre è dell'81% con un calo dell'1,7% per la flessione del mercato interno (-5,2%) se si prendono in considerazione le prime dieci Dop e Igp.

Il positivo trend economico dei prodotto è però- dicono gli addetti ai lavori- magra consolazione in prospettiva futura se non si risolvono alcune problematiche con la Grande distribuzione e non si trovano nuove strade di promozione e commercializzazione anche in virtù’ del nuovo scenario economico. A guadagnarci di un cambio di passo- spiegano ancora- sarebbe soprattutto l’Italia che al 30 novembre 2014 mantiene nel mondo la leadership per produzioni certificate con 269 prodotti iscritti nel registro dell’Unione europea, di cui 161 Dop, 106 Igp, 2 Stg. Insomma c’è urgenza di adeguare le scelte politiche ed economiche al cambiamento commerciale in corso partendo da un giro d’affari nel 2013 pari a un volume prodotto di 1,27 milioni di tonnellate con un calo del 2,7%, un fatturato alla produzione di 6,6 miliardi di euro e di un fatturato al consumo di 13 miliardi di euro (9 realizzati sul mercato nazionale). Più che positivo l’export che cresce di un 5% per un valore pari a circa 2,4 miliardi di euro e relativo a un terzo del volume prodotto.

Ed ecco allora che dalla presentazione del XII Rapporto sulle produzioni agroalimentari italiane Dop, Igp Stg realizzato dalla Fondazione Qualivita e da Ismea emergono parole magiche come ristorazione veloce e street food. A proporlo Mauro Rosati, Direttore della Fondazione Qualivita. Il settore dello street food- spiega il direttore- si sta dimostrando molto attento a mantenere la tradizione attraverso una proposta innovativa e come dimostrano i numeri di settore e’ ormai diventato – incalza- un canale distributivo efficace e strategico per le produzioni territoriali italiane. C’è bisogno di invertire la rotta a fronte anche di un cambiamento comunicativo che oggi – conclude- vede all’attivo 25mila blog di cucina italiana, 1.000 siti internet, 110 testate giornalistiche stampate e 35 milioni di utenti. Allo stesso tempo è fondamentale non trascurare- sottolinea Fabio Del Bravo, Direttore servizi di mercato Ismea, il Digital Commerce che oggi vede attivi ben 852 milioni di europei, 16 milioni di italiani e 1, 2 miliardi di persone nel mondo. Tallone d’ Achille però di queste nuove logiche di pensiero e commerciali restano le difficoltà da risolvere con la Grande distribuzione come ha sostenuto il presidente dell’ Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche Giuseppe Liberatore e la poco conoscenza del mondo a denominazione da parte dei consumatori. In una situazione nella quale l’Europa può vantare complessivamente al 30 novembre 1249 denominazioni di cui 583 Dop, 617 Igp e 49 Stg, il tasso di poca conoscenza è ancora molta alta. Una recente indagine su 1.500 responsabili di acquisto- dice Alberto Mattiaci, professore presso l’Università La Sapienza di Roma- segnala che solo un responsabile di acquisto su quattro conosce le Doc (23%), tre su quattro conoscono i sistemi di certificazione, tre persone su quattro non conoscono le Dop. Confortante è invece- conclude il professore- il dato pari al 69% sulla intenzione di spendere di più per le denominazioni “.

Fonte: Agroalimentare News

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